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Agosto 2009 - Giovani del Centro Missionario in Madagascar

26 LUGLIO-15 AGOSTO 2009

ESPERIENZA IN MADAGASCAR DEI GIOVANI DEL CENTRO MISSIONARIO

Tra il 26 luglio e il 15 agosto il Centro Missionario Modenese ha promosso un'esperienza in Madagascar, presso la missione che là hanno le Suore Francescane dell'Immacolata di Palagano. Insieme ad altri sei ben più giovani di me ho aderito entusiasticamente (pure troppo, a detta di alcuni) all'esperienza guidata da Don Fernando e da Suor Cristina. Al ritorno sapevo che sarebbe arrivato questo momento: "Perché non scrivi mezza paginetta sulla nostra esperienza in Madagascar?!". Ma come si fa a trasferire in mezza pagina quello che dovremo rielaborare per anni?! Gli eventi della vita, riletti alla luce di nuove esperienze acquisite, hanno sempre nuove cose da insegnarci. E così una mano tesa, o un pugno preso, o un sorriso inaspettato lasciano gradualmente in noi un po' più di conoscenza del mondo.

Il Madagascar per noi è stato un condensato di tutto questo: sorrisi, mani tese e...pugni. Sì, pugni, anche se solo metaforici. Perché il Madagascar picchia duro. Non tanto per l'assenza di comodità o per i disagi, che sono trascurabili per tre settimane; ma sono le condizioni di alcune persone che ti lasciano "secco". Poi il fatto che ti guardi intorno e capisci che non si tratta di "alcune persone", ma di "molte persone". E come vi spiego in mezza pagina? Avete mai visto un povero? Moltiplicatelo per centinaia e mischiatelo senza soluzione di continuità a una realtà del tutto simile alla nostra, ma sfuggente per molti versi; ti sembra di possederla, ma poi capisci che non è così. Che se ci sono dettagli che cozzano con la tua logica (occidentale o meno), significa che in realtà c'è molto che ti sfugge. Giri per la capitale e vedi ville e palazzi di stili occidentali diversi, mischiati a ville indiane, case di terra, baracche e palazzine cadenti, e fogne a ciclo aperto dietro a sontuosi palazzi. Vedi le macchine e le strade asfaltate, come da noi, e sai che non c'è un aratro in tutto il Madagascar, perché si ara a mano. Il trasporto pubblico è fatto da pulmini, da noi sono omologati per 9 passeggeri, che trasportano fino a 20-30 persone (...o comunque finché ce ne stanno) che sfrecciano tra le macchine e i carri a trazione animale. Le strade fuori della capitale sono controllate dall'esercito e dalla polizia, che non si fa molti scrupoli a chiederti una bustarella per farti passare e che, se invece nota che hai delle suore a bordo, ti fa passare senza nemmeno rallentare. Molti per avere acqua devono farsi chilometri con i secchi e, di fianco alla coda alla fontanella, c'è il rivenditore di telefonia cellulare, e, ancora di fianco, c'è un posto con scritto "ristopizza specialità italiane" quando in Madagascar NESSUNO parla italiano, probabilmente nemmeno il gestore.

Poi senti racconti odierni di caste e odio razziale tra tribù, facenti parte di una popolazione dall'innato senso dell'ospitalità; di missionari uccisi per un'omelia e di dittatori e presidenti corrotti; e vivi di fianco a suore malgasce, che dedicano la loro vita ad aiutare una popolazione, che non si fa aiutare, perché non capisce che li stai aiutando. Ma se non capisci perché non si fanno aiutare, allora capisci che non sono i soli a non capire ...se mi capite. Vai ad aiutare, come puoi, della gente che non ha niente e ti regala del cibo, che si tolgono dalla bocca. Senti la musica notturna dei riti pagani e partecipi a una Messa dove magari alla presentazione delle offerte c'è anche un ballo (molto tranquillo in realtà), ma dove la gente sta nel banco come noi, in silenzio, ma con qualche bambino che piange, come noi, si inginocchia a pregare, come noi. Solo che la Messa la celebrano nella loro chiesa 3-4 volte all'anno, perché i sacerdoti sono pochi e la popolazione è dispersa.

Quello che la nostra esperienza acquisita negli anni qui in occidente ci permette di codificare, è che il Vangelo "funziona" là come qua. Che, non sai come, ma attecchisce esattamente allo stesso modo per una volontà misteriosa. Che la parola di Cristo trova spazio dove la coscienza delle persone ha già scelto per il bene e da lì si dilata, dando il via alla caparra di Vita Eterna di cui parla San Paolo. Che se aiuti un fratello in difficoltà, senti di aiutare Gesù. In Madagascar forse un po' di più.

Poi vivi al fianco di una suora di Cavezzo che a 28 anni scelse di andare là a vivere per aiutare gli ultimi, per stare col Signore in questo modo. E di nuovo c'è troppo che ti sfugge. E allora guardi attentamente, assorbi più che puoi, perché ti rendi conto che, una volta tornato, il meglio che puoi fare è riuscire a rielaborare qualcosa di buono per te stesso e per gli altri, anche se una mezza paginetta davvero è un po' poco per quel poco che hai capito.

Giacomo

MADAGASCAR

Madagascar

PARAGUAY

Paraguay
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