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Agosto 2008 - Giovani della Madonnina in Madagascar

5-27 AGOSTO 2008

ESPERIENZA IN MADAGASCAR DEI GIOVANI DELLA MADONNINA

Insieme a un gruppo di 13 giovani della Madonnina, accompagnati da Don Fernando, io e Sr Adelma siamo partite per questa prima esperienza missionaria.

Nelle tre settimane della nostra permanenza in Madagascar abbiamo potuto constatare quanto sia im­portante per un giovane prendersi del tempo per incontrare un'altra cultura, un altro modo di vivere, e toccare con mano una povertà non cercata, ma presente come vissuto quotidiano. L'accoglienza e l'ospitalità del popolo malgascio è disarmante e tutto quello che sono contenti di di­viderlo con te. Le nostre suore ci hanno "coccolato e viziato" - così dicono i ragazzi - e nello stesso tempo ci hanno fatto conoscere la missione e il loro operare attraverso le varie attività: scuola, di­spensario, atelier, promozione umana ecc... In particolare abbiamo avuto con noi per tutto il periodo la presenza, accanto a Sr Dorothée, di Sr Elisabetta, che ci ha fatto da "cicerone", ma soprattutto ci ha dato una forte testimonianza della sua esperienza missionaria, sia dal punto di vista umano, sia so­prattutto come vita spirituale.

Questo viaggio ci ha permesso di conoscere, di condividere e di pregare con le nostre sorelle del Ma­dagascar. Abbiamo constatato che pur nella lontananza che ci separa anche in missione è ben presen­te e fiorisce il nostro carisma francescano.

Oltre aver visitato il paese, i ragazzi hanno fatto qualche lavoro manuale nelle nostre case. Hanno tinteggiato i muri nella scuola, facendo anche disegni nella scuola di Ampahimanga, dipinto le infe­riate della scuola di Analavoka e sistemato la ghiaia nel cortile di Ambalavao. Altri giorni sono stati impiegati con giornate di grest coi bimbi in diverse nostre realtà: Ambalavao, Analavoka, Ampahimanga. Erano stati organizzati dai giovani dei giochi per fasce di età e, ogni vol­ta, ci siamo trovati con 100-200 bimbi presenti. A mezzogiorno i giovani hanno offerto il pranzo, preparato dalle signore o dalle stesse mamme del luogo, a tutti i bimbi e adulti presenti. Il pasto con­sisteva in un piatto di riso con verdura e un pezzo di carne, ma era palese la gioia di tutti.

Sr Cristina Reggiani


 

Sono felice di condividere con voi ciò che ho vissuto in Madagascar. Prima di tutto ho visto la terra più rossa, che avessi mai visto in vita mia, e le stelle più luminose, la via Lattea, che pareva si potesse tocca­re con una mano e che faceva ringraziare Dio e ripetere col Salmo: "Se guardo il ciclo opera delle tue dita, la luna e le stelle che tu hai create, cos'è l'uomo perché te ne ricordi, il figlio dell'uomo perché te ne curi? Eppure lo hai fatto poco meno degli angeli, di gloria e di onore lo hai coronato". Più di tutto, però, ho incontrato per­sone, decine e decine di bambini, che ti volevano dare la mano, che ti guardavano, che ti cercavano e che sorridevano. Non hanno nulla: le loro case, per noi non sono case, ma pollai; mangiano in piatti in cui noi non faremmo mai mangiare i nostri bambini; conoscono solo il gusto del riso, delle patate, delle carote, dei fagiolini, dello zebù per i più fortunati, eppure accoglievano noi, che veniamo da un mon­do, in cui abbiamo tutto e di più di quello, che ci può servire, come fratelli e sorelle, con la gioia e il sorriso. Non mi sono sentita neppure un istante straniera tra quella gente, seppure non capissi nulla di quello che mi dicevano, in un incontro di umanità che ricorda che tutti siamo figli dello stesso Padre.

Ricordo visi precisi, occhi fondi, nei quali con me­raviglia vedevo Dio, le loro mani tese a cercare la mia, che mi parevano quella del Signore, che si ten­deva verso di me e verso la mia vita. Uno scossone grande per il cuore e per l'anima, che generava la­crime nascoste e preghiera. Perché l'ho letto, l'ho studiato che c'è un mondo che vive nella povertà non scelta, l'ho visto nei telegiornali, ma a quelle persone ora potevo dare un volto, un nome, avevo visto dove vivevano, avevo visto il mondo dalla loro prospettiva. Sbigottita, colpita, assorta e grata per il dono di quei giorni, lì era come che il cuore si ' facesse più grande, più fondo, più in grado di accogliere il dolore e la gioia di ognuno dei miei fratelli.

Poi le fraternità. Ricordiamo con affetto e gratitudine ognuna delle suore e il modo attento, premuro­so e delicato con cui ci hanno accolto, attente ad ogni nostra esigenza, alla nostra salute, a ogni cosa che potesse farci sentire a casa. La bellezza, poi, di poter condividere con loro la preghiera, la loro gioia per poter avere la Santa Messa celebrata ogni giorno, quando noi a volte la diamo per scontata. In esse ho visto davvero il frutto di una vita data a Dio e spesa per i fratelli. Sarà anche una goccia nel mare, come ha detto suor Cristina una volta tornata a casa, ma a noi è parsa davvero una goccia piena d'amore.

Questo viaggio ha anche permesso ai miei amici di conoscere la realtà di una Congregazione e di un convento e di potere così vedere da vicino cos'è la vita consacrata, che poi non è così lontana e di­stante dalla vita delle persone. Questo aspetto specifico spero davvero faccia del bene anche a tutta la comunità parrocchiale. Certo sono tornata un po' stanca ho subito un po' i lunghi viaggi per le "strade" malgasce in verità e a volte anche le lunghe celebrazioni (più che altro, perché non capi­vamo quasi nulla, anche se ora sappiamo cantare il Santo in malga­scio!), ma che apparivano vissute e partecipate, come di rado ho visto nelle nostre comunità. In questo credo abbiamo tanto da impa­rare. Stanca anche un pò per lo stare sempre in mezzo alla gente, io che come sapete amo anche un po' la solitudine. Poi ancora: ho mangiato le banane più gustose e l'ananas più saporito mai assaggiato, ho visto pure i lemuri e i baobab. Anche tutto questo porto nel cuore con un grande ringraziamento al Signore per avermi fatto fare questa esperienza ora, nella vostra Congregazione, con i compagni e con il Don con cui sono cresciuta. Abbiamo davvero ricevuto molto di più di quello che abbiamo dato! I Questo viaggio mi ha convinto ancor di più che solo l'Amore e l'Amore di Gesù Crocifisso e Risorto può cambiare le cose! All'aeroporto suor Elisabetta (meravigliosa!) era commossa nel la­sciarci e pure noi lo eravamo. Ora a casa la preghiera che rivolgo a Dio è di poter raccontare il meglio possibile ciò che abbiamo vissuto e di capire ogni giorno come essere missionaria qui, in questo mondo, in famiglia, in quartiere, in parrocchia, tra questa gente e tra questi bambini.

Grazie ancora e sempre per tutto quello che avete fatto per me! Vicina a voi nella preghiera.

Giovanna

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