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Agosto 2010 - Giovani in Madagascar

Da quando sono tornata dal Madagascar gli amici e i parenti  non fanno che chiedermi: “Che cosa ti  manca di più, ora che sei tornata?" mentre io credo che la domanda da fare dopo un’esperienza del genere sia un’ altra e cioè: “Cos’è che invece non ti manca? ”- o meglio- “Cos’è che senti presente di quella realtà oggi, adesso? Cos’ è ancora vivo e provocante da riuscire  a farti riflettere nelle tue giornate?”

E io credo che siano tante le immagini, i gesti, i particolari di questo viaggio che sento vivi e presenti in me  e che credo saranno  impermeabili allo scroscio del tempo e rimarranno  intatti  e indelebili nella mia mente. Per questo posso dire di non avvertirne la mancanza, ma anzi la presenza.

Gli occhi di suor Elisabetta prima di ogni altra cosa. Così azzurri, sempre vigili e lieti; non può non affascinare chi  porta 40 anni di missione sulle spalle con entusiasmo. Suor Elisabetta è stata la nostra guida per tre settimane intense e bellissime, in cui ci ha portati a visitare le città, i villaggi, i mercati, le case delle suore a Tanà, ad Ambalavao, Analavoka, Amphaimanga. Ci ha mostrato e spiegato il lavoro che viene svolto dalle suore quotidianamente: l’insegnamento nelle scuole, l’insegnamento di mestieri e lavoretti alle ragazze per toglierle dalla strada, la costruzione  di case di pozzi, chiese. E anche noi, oltre a osservare e fare miliardi di  domande, abbiamo cercato di dare il nostro piccolo contributo, pitturando, verniciando, portando sacchi di terra…

La seconda cosa che voglio ricordare  sono le voci delle suore:  i canti malgasci che ci accompagnavano e in qualche modo scandivano le nostre giornate, la quiete delle cappelle in cui ci siamo fermati, le messe malgascie, lunghe , incomprensibili, affollate e piene di canti.

La terza cosa sono i sorrisi  delle persone che abbiamo incontrato nei  villaggi.  Ci hanno stretto la mano e fatto sedere nelle loro case - di un’unica stanza, con bambini, sacchi di riso, galline, pulcini -  mostrandoci  come è la loro vita, cosa coltivano, come lavorano.

La quarta  sono i piedi distrutti e callosi dei bambini e la loro impazienza nel prendere in mano un pallone da calcio e giocare; i salti per acchiappare le bolle di sapone e il loro modo di prenderci in giro ridendo.

La quinta è l’odore di Madagascar.  E’ un odore forte ,vero, come di piante essiccate, di terra bruciata, di urina e escrementi, di polvere, di cestini e stuoie  di paglia.

La sesta gli interrogativi senza risposta e  la vergogna.  Nel vedere e sentire tutto questo e confrontarlo alla nostra vita da occidentali.  Nel vedere la povertà della gente, la sporcizia; nel sentire la puzza per strada. Nel sapere che le ragazze al mercato dei buoi vanno per prostituirsi. Nel vedere uomini e donne in fila circondati da secchi per prendere l’acqua e portarsela a casa, magari anche molto molto lontano. Sapere che un uomo ha più mogli - mogli con  casetta e bambini a carico-  e passa per le sue famiglie senza occuparsi veramente di nessuna. Sapere che certe donne hanno partorito per terra dentro a delle buche, perché l’ospedale era troppo lontano e non ci sono arrivate in tempo.  Sentire Padre Razzu chiamare le strade “stradello dei cinghiali”, perché sì, in effetti, quelle strisce rosse piene di buche proprio strade non sono. Aver visto davvero pochissime persone anziane e le poche viste, avevano un aspetto molto malato e sofferente.  Aver visto un villaggio in cui le bambine ci seguivano senza darci tregua lungo tutto il tragitto  per venderci dei sassi, perché di quello probabilmente vivono.  Tantissimi posti di blocco con polizia armata che  continuamente fermava il taxi-brusse e per poter passare l’autista doveva lasciargli dei soldi. Sapere che la situazione politica è in un momento di stallo in cui le elezioni vengono da mesi rinviate. Queste e tutte le problematiche profonde di questo paese che conosco poco mi hanno lasciato rabbia e vergogna e tante domande.

La settima  sono i tramonti di Ambalavao.  Spettacolari, da sedersi come ad un cinema; con le montagne dietro e le nuvole e questo cielo maestoso e imponente.

E infine non posso omettere gli scarafaggi più grandi che io abbia mai visto, la nostra tormentata convivenza fatta di notti insonni e qualche grido e  la compagnia di chi ho avuto accanto: personalmente non avrei potuto desiderarne una migliore.

Anna

MADAGASCAR

Madagascar

PARAGUAY

Paraguay
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